mag 06 2010
Birdy – Le ali della libertà

Il passaggio da una tecnologia all’altra in svariati casi può portare allo sbiadire dei ricordi associati ad alcuni film. Tradotto il tutto in un esempio, sarà capitato a più di una persona di ritrovarsi una sfilza di film finiti in cantina perchè su VHS mentre sfolgorante arrivava l’innovazione dell’era DVD. Personalmente devo dire che questo è il primo film che nel risentirne il nome m’ha fatto affiorare questo senso di nostalgia per le attese nel riavvolgimento del nastro, i degradamenti dell’immagine e tutti i difetti che il VHS portava con sè. Insomma una nostalgia per una sequela di difetti ma pur sempre nostalgia.
Birdy ha oramai compiuto i suoi gloriosi 26 anni come film, eppure non sembra volerli mostrare. Certo fa strano vedere Nicholas Cage senza l’ombra di una stempiatura o di una ruga, eppure il film tratta argomenti quali le ombre che possono annidarsi dentro la mente umana che credo si possano definire senza tempo. Con questo film credo di aver quasi esaurito la saga di lungometraggi che hanno in qualche modo la compartecipazione della guerra del vietnam. In Birdy infatti la guerra la si vede solo per i suoi risultati più che per la sua azione, praticamente mai inquadrata se non in brevissimi flash.
Credo si possa definire anche un film sulla fuga, una fuga interiore da quella che è una società veloce e impietosa alla quale non tutti sanno sopravvivere. Il richiamo ai volatili è un chiaro esempio dell’atavica invidia che spesso noi esseri umani proviamo nel poterli vedere muoversi secondo possibilità che le legig fisiche a noi umani son precluse.
Un bellissimo film, forse non in possesso di un ritmo in grado di renderlo leggero alla vista per tutti, ma pur sempre un bel ritratto della complessità della nostra mente umana.


















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